Flessibilità: cosa significa e perché ti salverà la vita

Flessibilità sotto la lente di ingrandimento

Flessibilità, una parola che compare in qualsiasi annuncio di lavoro e di cui sicuramente conosci il significato. Essere flessibile è un requisito essenziale per lavorare in consulenza, una qualità ricercata per chi si candida ad un posto in azienda, un must have per chi sceglie di fornire prestazioni in maniera indipendente.

Ok, chiaro, ma come si traduce in pratica questa flessibilità?

Dietro un concetto apparentemente semplice si nascondono significati contrastanti. L’assenza di chiarezza genera confusione, e vista la naturale tendenza a sottovalutare ciò che non si capisce, la flessibilità diventa una commodity. Una qualità generica che tutti credono di possedere.

Grave errore, scopriamo perché.

L’unico significato della flessibilità

Essere flessibile significa adattarsi a situazioni diverse, mantenendo il livello delle proprie prestazioni invariato rispetto allo stato precedente. In altre parole, flessibilità è rispondere in maniera rapida ai cambiamenti di breve termine, per affrontare problemi ed attività quotidiane in maniera efficiente.

Se porti a termine con successo un progetto di marketing strategy, e subito dopo ti trovi a gestire correttamente un progetto di logistica, stai dimostrando flessibilità.

Se il tuo collega è assente e riesci ad occuparti delle sue attività, sei una risorsa flessibile.

Bastano questi due esempi per smentire quanto affermato poche righe fa.

La flessibilità non è una qualità generica, non è alla portata di tutti. Davanti alla necessità di dover ripartire da zero, alcuni potrebbero essere bloccati dalla paura di sbagliare, o di non poter raggiungere gli standard qualitativi dimostrati in precedenza.

Errori e disagio sono allo stesso tempo il prezzo e la ricompensa di chi vuole sviluppare flessibilità. Da un lato costringono a fare i conti con l’insicurezza e il fallimento, dall’altro garantiscono una crescita professionale che chi ama giocare sul sicuro difficilmente raggiungerà.

Cosa cercheranno di spacciarti per flessibilità

Lo straordinario è il primo candidato ad indossare la maschera della flessibilità. È un aspetto che dovresti valutare ogni volta che leggi una job description che richiede esplicitamente questa qualità, senza specificare che ad essere flessibile è l’orario di lavoro.

L’azienda non cerca solo un candidato in grado di affrontare task differenti, ma qualcuno che sia anche disposto a rinunciare a parte alla sua vita privata, lavorando fino a tardi e a volte nel weekend.

Un altro aspetto che si cela dietro la flessibilità è il conformismo. Se cerchi di mantenere le tue abitudini, se non ti uniformi ai comportamenti dei tuoi superiori, potrebbero rimproverarti una scarsa flessibilità.

Facciamo un esempio pratico: il pranzo. Vuoi continuare a mangiare alle 13:00, mentre i tuoi colleghi pranzano alle 13:30? Non sei flessibile! Non ti va di mangiare tutti i giorni un panino al volo, ma vorresti goderti una pausa pranzo un po’ più sana? Ehi, ti manca un po’ di flessibilità!

Lo so, siamo entrati in una zona di confine abbastanza pericolosa, all’intersezione tra il tuo modo di lavorare ed il tuo modo di essere. Per come funziona il mondo del lavoro oggi, sarai costretto a fare i conti con questa realtà, ma non è detto che tu debba piegarti.

La cosa più stupida da fare, è comportarti come me all’inizio della carriera, ovvero arrivare subito allo scontro.

Nonostante fossi flessibile nel vero senso della parola, pronto a coprire task differenti rimboccandomi le maniche, non accettavo di dover condurre uno stile di vita insalubre, o di dover rinunciare alla partita di calcetto delle 21:00.

Questo mi ha creato non poche difficoltà con i miei superiori vecchio stampo.

La strategia che ti consiglio di adottare è questa: per prima cosa devi entrare nelle dinamiche del tuo nuovo ambiente di lavoro, anche se sono distante anni luce da quelle che ti aspettavi.

Inserisci ogni tanto un’eccezione (pranzare da solo, camminare una ventina di minuti, uscire un’ora prima degli altri), ma attento a non farla sembrare un atto di ribellione.

Nel frattempo cerca di diventare davvero bravo in quello che fai, mantieni rapporti cordiali con i colleghi e vedrai che dopo qualche mese potrai cominciare ad essere meno “flessibile”, come intendono loro, senza ricevere rimproveri.

Cosa ti serve per essere flessibile

Torniamo a parlare della vera flessibilità, quella che ti consentirà di avere un vantaggio competitivo durante tutta la tua carriera.

Quando riparti da zero, affronti un’attività nuova o un nuovo settore, è facile sentirsi inadeguati. È qui che entra in gioco un’altra qualità fondamentale che devi possedere: la gravitas.

Non parlare a sproposito, ascolta il più possibile, trasmetti sicurezza con il tuo linguaggio del corpo. Questa attitudine ti aiuterà nel periodo necessario a sviluppare competenze e in quello successivo, quando dovrai trattare con persone che hanno molta più esperienza di te.

Alla flessibilità si accompagnano anche curiosità e proattività, non solo perché fanno rima.

La voglia di approfondire un argomento ti aiuterà a colmare prima il tuo gap di conoscenza. Cercare altro materiale su cui studiare, diverso dalle fonti che ti hanno gentilmente fornito, completerà la tua preparazione.

Puoi dimostrare curiosità e proattività anche cercando un mentore, qualcuno esperto nel nuovo campo in cui sei entrato e a cui potrai fare domande o chiedere consigli.

Di solito le persona amano essere apprezzate. Dimostra una stima sincera al tuo mentore e sarà felice di aiutarti.

Dulcis in fundo, per avere flessibilità serve struttura. Quando hai un buon metodo, un piano di azione, una serie di obiettivi di alto livello, non importa quale sia il problema, sarai sempre sulla strada giusta per risolverlo.

La struttura si acquisisce con l’esperienza e con un’attenta osservazione di chi è più bravo di te. Puoi iniziare replicando l’approccio che pensi possa funzionare, per poi adattarlo alle tue esigenze.

Perché la flessibilità ti salverà la vita

Viviamo in un mondo dinamico. Anche le aziende che operano in settori ritenuti “stabili” prima o poi devono fronteggiare innovazioni disrputive, che ne mettono a repentaglio la sopravvivenza.

Inutile dire quanto sia di valore una risorsa in grado di adattarsi al cambiamento quasi a costo zero.

Non servono svolte radicali. Anche nelle attività di tutti i giorni può nascere l’imprevisto, e tutti apprezzano chi è in grado di risolvere problemi nuovi o anche solo di farsene carico.

Quando sviluppi flessibilità, e anche le persone che ti circondano sono pronte a riconoscerlo, sviluppi anche il tuo personal brand.

Il tuo nome comincerà a circolare. I tuoi responsabili ti vorranno con loro sul nuovo cantiere pronto a partire, i tuoi colleghi verranno a chiederti consigli proprio come facevi tu con i tuoi mentor.

Sai cosa succede a chi gode di una buona reputazione ed è un punto di riferimento? Viene promosso, diventa il capo, riceve offerte di lavoro dalle aziende concorrenti.

Insomma, inizia tutta un’altra carriera.

Non esagerò nel dire che la flessibilità salverà la tua vita lavorativa. Cerca di non essere rigido, analizza le situazioni da punti di vista diversi e soprattutto non avere mai paura di affrontare una novità.

Ancora una cosa: c’è un fattore legato alla flessibilità che non devi ignorare: il rischio. Valuta sempre il prodotto tra la probabilità di fallire e il danno che potresti ricevere, mettendo dall’altra parte della bilancia le conseguenze positive in caso tu riesca ad avere successo. Non lanciarti a capofitto nell’ignoto solo per dimostrare al mondo che sei flessibile, ma agisci seguendo razionali solidi. Questo ti aiuterà a cogliere le vere opportunità, quelle con il più alto ritorno sul tuo investimento in flessibilità.

P.S. Come si diventa manager a 25 anni? Qual è il segreto che ha reso Jeff Bezos l’uomo più ricco del mondo? Come si costruisce l’unico strumento in grado di garantirti un aumento esponenziale dello stipendio?

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Valerio Principessa

 

Ingegnere dell’informazione, laureato in Ingegneria gestionale. Tra consulenza ed azienda, ha alle spalle esperienze in 5 settori diversi: Automotive, Banking, Gaming, Pharma e Tobacco. 

Ha creato Benvenuto a lavoro nel 2018.

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