Il colloquio

Il colloquio di lavoro e il trucco dell’ordinamento

Un podio con tre coppe ordinate

Sono passate diverse settimane e nessuno s’è fatto sentire, hai provato più volte ad analizzare la tua chiacchierata con quel manager così calmo e sorridente, ma proprio non riesci a capire il motivo per cui non hai passato il colloquio di lavoro.

Aspetta un momento, non sarai mica caduto vittima del trucco dell’ordinamento, vero?

Per spiegarti di cosa si tratta dobbiamo fare un passo indietro e tornare ad uno dei miei primi colloqui.

Qualche settimana fa ho iniziato il processo di selezione con una società delle Big Four, ho sfruttato l’esperienza per fare bella figura nella dinamica di gruppo e la chiacchierata individuale con le risorse umane è andata liscia.

Al telefono mi dicono che il passo successivo è un colloquio con un manager nell’ambito IT, perché secondo loro il mio profilo è perfetto per quel ramo.

Fantastico! Peccato che io non sia d’accordo.

Decido di presentarmi lo stesso, sono laureato da poco ma resto pur sempre un disoccupato e non ho l’hobby della povertà. Martedì pomeriggio alle 15:00 arrivo nell’enorme sede del mio potenziale datore di lavoro, aspetto qualche minuto e poi mi fanno accomodare su un divanetto del terzo piano.

Mi raggiunge un uomo tarchiato, un po’sovrappeso, che indossa un bel completo grigio. Entriamo nel suo ufficio, iniziamo con le presentazioni di rito e un breve sunto della mia esperienza universitaria, poi arriva la prima domanda.

«Se lei dovesse mettere in ordine queste tre attività in base al suo interesse, quale sarebbe la prima, la seconda e la terza? Le attività sono: analizzare un bilancio, ottimizzare i costi, cambiare la piattaforma gestionale di un’azienda»

Ci penso un po’ su, poi gli comunico il mio ordinamento:

  • ottimizzare i costi
  • cambiare la piattaforma gestionale di un’azienda
  • analizzare un bilancio

A quanto pare la risposta lo soddisfa, il manager passa ad un’altra domanda, lascia spazio alle mie impressioni sull’azienda e dopo venti minuti mi congeda con un sorriso, lo stesso che ha mantenuto per tutto il colloquio. Dev’essere andata bene.

L’esito del colloquio di lavoro

Quello che succede il martedì successivo mi spiazza. La società mi contatta per avvertirmi che è necessario un nuovo incontro, questa volta con un manager che non si occupa strettamente di IT.

Strano, lo step successivo sarebbe stato con un Partner, perché devo parlare con un altro manager?

Semplice. Perché l’uomo in completo grigio m’ha scartato.

Qualche giorno dopo avrei scoperto l’ambito di lavoro del mio nuovo intervistatore: ottimizzazione dei costi. Sì, proprio l’attività che avevo piazzato al primo posto nel colloquio precedente. Credi sia un caso? Assolutamente no.

Nelle fasi iniziali della tua carriera, quando le competenze specifiche sono inevitabilmente poche, quel che conta di più è la motivazione.

Per rassicurare il mio interlocutore avrei dovuto piazzare sul gradino più alto del podio “cambiare la piattaforma gestionale di un’azienda”, in questo modo avrei tolto ogni dubbio sulla mia predisposizione a lavorare nell’IT.

A questo punto si potrebbe aprire un dibattito: è giusto mentire sulle proprie preferenze pur di superare un colloquio di lavoro? Dipende.

Se ti trovi in difficoltà economica, o se non hai le idee chiare su quale sia la tua strada, anche lavorare in un ambito che pensi non sia adatto a te potrebbe avere i suoi vantaggi.

Oltre allo stipendio, che non è marginale, potresti scoprire giorno dopo giorno che ti sbagliavi e che quell’area non è così male, guadagnerai l’esperienza necessaria per fare valutazioni consapevoli e arricchirai il tuo curriculum con qualcosa di concreto.

Se invece puoi aspettare, o hai un obiettivo preciso nel mirino, la mossa migliore è essere sincero.

Probabilmente il colloquio di lavoro andrà male, e questo sarà un bene sia per te che per il team a cui ti saresti unito. Senza passione non andrai lontano, potrai avere performance sopra la media ma ti mancherà sempre qualcosa, e nel lungo termine pagherai la tua scelta.

Quel che mi è successo è un evento raro: nessuno ti darà una seconda opportunità.

Se la persona che ha in carico la tua valutazione esprime parere negativo, il tuo percorso di selezione si chiuderà 9 volte su 10. Questo discorso è valido sia in consulenza che in azienda, le tue esigenze vengono dopo quelle della società che sta cercando risorse.

Ancora una cosa: chi sta dall’altra parte della scrivania è in grado di capire quanto sei motivato. Il trucco dell’ordinamento è solo uno dei tanti che potrebbe utilizzare, ma tu puoi affrontare qualsiasi colloquio di lavoro senza paura di cadere in un tranello. Come? Definendo a priori la direzione e il vettore perfetti per te, quelli più stimolanti e per cui non dovrai mai, MAI, fingere entusiasmo.

P.S. Come si diventa manager a 25 anni? Qual è il segreto che ha reso Jeff Bezos l’uomo più ricco del mondo? Come si costruisce l’unico strumento in grado di garantirti un aumento esponenziale dello stipendio?

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Valerio Principessa

Ingegnere dell’informazione, laureato in Ingegneria gestionale. Tra consulenza ed azienda, ha alle spalle esperienze in 5 settori diversi: Automotive, Banking, Gaming, Pharma e Tobacco. 

Ha creato Benvenuto a lavoro nel 2018.

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