Il colloquio

Domande al colloquio: stupisci il tuo interlocutore

Accendere la lampadina per dare risposte geniali alle domande al colloquio

Il tema delle domande al colloquio è uno dei più discussi in rete, ovunque si possono trovare articoli che elencano decine di quesiti che il tuo intervistatore potrebbe sfoderare, e lascia che ti sveli un segreto: abbiamo tutti internet, quindi la persona che ha il compito di giudicarti sa che tu sai.

A questo punto diventa evidente che il vero vantaggio non sia conoscere nel dettaglio i quesiti, ma le risposte.

E qui arriva il secondo segreto: se ci fosse una risposta standard per tutte le domande, non avrebbero senso i colloqui.

Una precisazione, stiamo parlando di domande non tecniche, nulla a che vedere con business case, colloqui di gruppo o problem solving di alcun genere. Un discorso a parte lo merita anche il colloquio in inglese.

Ora che abbiamo messo in chiaro le cose, possiamo affrontare il tema con un altro spirito, cercando di chiarire in che modo sfruttare a nostro vantaggio tutto il materiale che Adecco, Monster, Michael Page o chiunque abbia nel recruiting il suo core business, ci mette a disposizione.

Il tuo Elevator pitch

Il miglior modo per rompere il ghiaccio al colloquio è avere pronto il proprio Elevator Pitch, un breve discorso che catturi l’attenzione.

Questo nome insolito, made in Silicon Valley, nasce nel mondo delle startup e degli investimenti e rende bene l’idea che ogni startupper dovrebbe essere in grado di vendere la propria idea nello spazio di una corsa in ascensore.

Qui non si parla di idee, ma di te stesso. Prepara un discorso incisivo che duri tra i 60 e 120 secondi, che inizi in maniera memorabile e che descriva chi sei, quali valori guidano le tue scelte, e soprattutto perché vorresti lavorare lì. Sii realistico, e sincero.

Con il tuo elevator pitch in tasca potresti anticipare un numero elevato di domande al colloquio, come ad esempio:

Qual è il suo punto di forza?

Qual è il suo punto debole?

Potrebbe descrivermi la sua carriera universitaria?

Di cosa parla la sua tesi?

Perché vorrebbe lavorare qui?

Che ambiente si aspetta di trovare?

Avrai anche in tasca la risposta ad una delle richieste più banali e più insidiose: “mi parli di lei”.

Anticipare le domande del tuo intervistatore può rendere la chiacchierata più interessante, spostando il focus su argomenti meno banali. Questo ti consentirà di stupirlo, facendo una buona impressione.

Per essere sicuro, prepara almeno due versioni diverse del tuo Elevator Pitch e ripetile davanti allo specchio fino alla nausea.

Domande al colloquio: il metodo per non essere mai in difficoltà

Non esistono domande “difficili”, specialmente quando non c’è in gioco la logica o la matematica, esistono solo candidati non preparati (a proposito, hai mai sentito parlare del trucco dell’ordinamento?)

Bastano 10 minuti di ricerche per scoprire quesiti originali, che puntano a mettere in luce i lati nascosti della nostra personalità, e un’ora di riflessione sarà abbastanza per formulare risposte esaustive.

Se ricevute a bruciapelo, domande al colloquio come queste potrebbero innervosirti:

Quale difetto le rimproverano più spesso?

Potrebbe dirmi l’errore più grande che ha fatto e come ha rimediato?

Perché dovremmo assumere lei?

In realtà dovresti aver chiari tutti i limiti che hai. Non è così? Male. Ho fatto scena muta prima di te, non te lo auguro.

Prova questa strategia: metti nero su bianco tutte le tue aree di miglioramento, ed immagina un modo di presentarle che metta in risalto più la tua volontà di migliorare che il difetto in sé.

In questo modo sarai pronto a mostrare il tuo lato oscuro nella maniera più brillante possibile.

Faccio qualche esempio concreto.

Sappiamo tutti che sei un asociale e che odi le persone, ma non puoi certo dirlo al colloquio. Puoi però confessare che il tuo errore più grande è stato accorgerti tardi, durante l’università, che l’aiuto degli altri è imprescindibile.

Ora che stai per entrare a lavoro, speri proprio di lavorare in gruppo, perché da soli non si va lontano.

Lo so, stai già pensando di dire che il tuo difetto più grande è che sei troppo preciso. Fantastico, pensa che lo erano anche i 500 prima di te. Un esercito di precisi. Cosa ne dici invece di pescare dalle tue aree di miglioramento?

Confessa di essere un testardo, e di essere molto migliorato sotto questo aspetto; ora sei pronto ad ascoltare il parere di tutti, ma se credi in qualcosa la porti fino in fondo.

Non fidarti delle “LISTE DEFINITIVE DELLE DOMANDE”, o delle “SOLUZIONI UNIVERSALI” ai quesiti di lavoro. Nessuno conosce le risposte meglio di te.

Ancora una cosa: cerca di reperire quante più informazioni possibili sull’azienda. In questo modo potrai affrontare le domande al colloquio personalizzando le risposte in base al contesto. Basta poco, puoi partire dalla TUA risposta standard e poi modificarla in base a chi hai davanti. Preparati a stupire il tuo interlocutore.

P.S. Come si diventa manager a 25 anni? Qual è il segreto che ha reso Jeff Bezos l’uomo più ricco del mondo? Come si costruisce l’unico strumento in grado di garantirti un aumento esponenziale dello stipendio?

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Valerio Principessa

Ingegnere dell’informazione, laureato in Ingegneria gestionale. Tra consulenza ed azienda, ha alle spalle esperienze in 5 settori diversi: Automotive, Banking, Gaming, Pharma e Tobacco. 

Ha creato Benvenuto a lavoro nel 2018.

2 pensieri riguardo “Domande al colloquio: stupisci il tuo interlocutore

  • Un esercito di precisi… Ahahah
    Bravo utile articolo.
    Come tutti quelli che ho letto sinora…
    Complimenti e grazie

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    • Ciao Roberto, grazie a te per il feedback :)

      Rispondi

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